Il pensiero filosofico

“Verum et factum reciprocantur seu convertuntur”, il vero e il fatto si convertono l’uno nell’altro e coincidono. È questo il principio cardine della filosofia vichiana, quello che stabilisce il nesso fra la verità e produzione, secondo il quale l’unica verità che può essere conosciuta consiste nei risultati dell’azione creatrice, della produzione. Perciò, solo Dio conosce il mondo in quanto lo crea continuamente, mentre all’uomo è riservato il posto di demiurgo della storia e artefice del proprio destino, e la storia e la sua vita sono gli unici oggetti della sua conoscenza in quanto da lui prodotti. Lo studio della storia è una Scienza Nuova, la quale, mediante l’unione di filosofia e filologia, deve occuparsi di individuare e documentare gli eventi della storia, i fatti, ma soprattutto deve interpretarli ricercandone le ragioni ideali ed eterne, che sono destinate a presentarsi costantemente, in modo ripetitivo anche se in gradi diversi, all’interno di tutti i momenti della storia, con i corsi e ricorsi storici.

Pierre Mignard, Perseo e Andromeda (1679) Musée du Louvre, Paris

Ciò non significa, come comunemente si interpreta, che la storia si ripeta. Se mai, che l’uomo è sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento delle situazioni e dei comportamenti storici: ciò che si presenta di nuovo nella storia è solo paragonabile per analogia a ciò che si è già manifestato. Vico concepisce i ricorsi non come successione e ripetersi delle forme politiche delle nazioni bensì la successione e il ripe-tersi di tutte le forme della vita umana e sociale. Il grande me-rito di Vico è stato quello di aver concepito la storia come vicenda caratterizzata da una sua intrinseca razionalità: si tratta di cogliere le nor-me e le leggi di quel grandioso e non rettilineo tracciato che è il cammino storico delle nazioni.

Raffaello Sanzio, Concilio degli Dei (1518) Villa Farnesina, Roma

È come se, per trovare il senso degli eventi particolari, Vico invitasse a guardare al di là di tali fatti, per cogliere dentro la storia un’altra storia invisibile: quella delle ragioni e dei fini più profondi, quella che egli definisce “la storia ideale eterna” e che racchiude il filo conduttore delle vicende dell'umanità.

Antoon van Dyck, Le Età dell’Uomo (1625) Palazzo Chiericati, Vicenza.

Gli uomini infatti, pur essendo dei “bestioni”, sono diventati progressivamente sempre più umani. Come spiegarlo, se non con un intervento della Provvidenza, la quale agisce negli uomini attraverso un progetto ideale che degli uomini non è opera, né frutto della storia?
Gli ideali di giustizia, bontà, verità si realizzano nella storia, sono proposti o traditi, ma non dipendono dagli uomini o la Storia.

Sono, invece, il veicolo di comunicazione degli uomini con Dio, il ponte fra il trascendere e lo storicamente accertato. Il senso della Storia è in se stessa e, allo stesso tempo, fuori di essa: gli effetti delle azioni vanno sempre oltre l’intenzionalità specifica dell’uomo, che fa sovente più di quanto sappia e ancora più spesso non sa quello che fa.