BIBLIOTECA DEI GIROLAMINI

Biblioteca dei Girolamini

Aperta al pubblico nel 1586, è specializzata in filosofia, teologia cristiana, chiesa cristiana d’Europa, storia della chiesa, musica sacra e storia d’Europa. Custodisce circa 159.700 titoli, prevalentemente antichi e anche il fondo librario della collezione privata di Giuseppe Valletta, acquisizione che i padri oratoriani portarono a termine proprio su consiglio di Vico; al filosofo, che donò le prime edizioni di tutte le sue opere al con-vento, è dedicata una sala. Se da un punto di vi-sta architettonico fa parte della Chiesa omoni-ma, il suo status attuale tiene fede a quello del Seicento, ovvero di biblioteca statale destinata alla frequentazione pubblica. Verso la fine degli anni settanta, Gerardo Marotta ottenne dallo Stato il consenso per depositare alcuni libri e attività dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofi-ci, ma il progetto fu abbandonato a causa del terremoto del 1980, che determinò anche l’utilizzo della struttura come ricovero temporaneo per gli sfollati e da allora è iniziata un’epoca di abbandono. L’istituzione è da tempo chiusa al pubblico e versa in stato di degrado e secondo una stima del conservatore, padre Sandro Marsano, la precarietà della custodia avrebbe portato alla spa-rizione di centinaia di volumi. A seguito di questi eventi, il 19 aprile 2012, all’apertura straordinaria della biblioteca, l’intero complesso fu posto sotto sequestro dai Carabinieri dopo che indagini aveva-no portato al ritrovamento, in provincia di Verona, di un deposito contenente diversi volumi trafu-gati dalla biblioteca; altri volumi di inestimabile valore - tra cui il De rebus gestis di Vico - furono scoperti volumi in Inghilterra, Giappone e Stati Uniti e presso illustri collezionisti italiani e pare siano oltre 1.500 i volumi sottratti da ignoti.

Adiacenti alla biblioteca sono come detto la ba-silica monumentale e il convento. La prima - con decorazioni in oro, marmi e madreperla che le valsero il titolo di domus aurea - presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate e un-dici cappelle laterali. Intitolata a San Filippo Neri, custodisce al suo interno opere di numerosi artisti italiani (Bernini, Lazzari, Sammartino, Guerra) ed è dal 1866 monumento nazionale.

Il convento fu edificato a partire dal 1587, e am-pliato alla fine dello stesso secolo con l’aggiunta del chiostro “degli aranci”, così detto proprio per le fiorenti coltivazioni di agrumi e da cui s’accede alla biblioteca. La facciata risale invece al Sette-cento e ha due ingressi distinti per entrare nel convento vero e proprio o - invece - nei chiostri.