Vita

Francesco Mario Pagano nacque a Brienza, piccolo centro del Principato Citra (oggi Basilicata). A 14 anni, morto suo padre, si trasferì a Napoli e stabilendosi presso lo zio Nicola. Ultimò gli studi classici sotto Gerardo De Angelis, da cui apprese anche gli insegnamenti di latino, greco e ebraico. All’università studiò diritto e frequentò la cattedra di Antonio Genovesi, che lo invitò a partecipare al concorso per la cattedra di Etica nel Real Collegio della Nunziatella. Pagano appartenne a la Philantropia, loggia di rito inglese, della quale sarebbe stato nominato maestro venerabile. I proventi dell'attività di avvocato criminale, inoltre, gli consentirono di acquistare un terreno all'Arenella, ove costituì una sorta di accademia, alla quale partecipava, tra gli altri Domenico Cirillo. Tenne all’Università di Napoli la cattedra di Etica e poi quella di Diritto Criminale, inoltre distinguendosi come avvocato presso il tribunale dell'Ammiragliato (di cui divenne poi giudice) nel-la difesa dei congiurati antiborbonici del 1794, pur non riuscendo ad evitarne la messa a morte.

Incarcerato nel 1796 in seguito a una denuncia presentata contro di lui da un avvocato condannato per corruzione, all’assoluzione che lo aveva accusato di cospirare contro la monarchia fu liberato dopo due anni e riparò clandestinamente a Roma, dove gli fu affidata a cattedra di Diritto nel Collegio Romano. Si spostò quindi per breve tempo a Milano e dopo la fuga del re a Palermo fu tra i principali artefici della Repubblica napoletana, nominato da Championnet tra quanti dovevano presiedere il governo provvisorio.

La vita della Repubblica fu breve e molto difficile ma egualmente Pagano ebbe modo di realizzare alcuni progetti. Importanti furono le sue proposte sulla legge feudale, e il progetto di Costituzione della Repubblica ove per la prima volta si stabiliva la giurisdizione esclusiva dello Stato sui diritti civili, si prevedeva un primo decentramento amministrativo della città e l'istituzione dell’eforato, precursore dell'odierna Corte Costituzionale. I suoi progetti rimasero tuttavia inapplicati, per la repentina restaurazione borbonica.

Pagano si distinse sostenendo altre leggi di ca-pitale importanza come quella sull'abolizione dei fedecommessi, sull'abolizione delle servitù feudali e della tortura. Alla caduta della Repubblica, Pagano, dopo aver imbracciato le armi per l’ultima strenua difesa dall’assedio borbonico, fu arrestato e rinchiuso nella "fossa del coccodrillo", la segreta più buia e malsana del Castel Nuovo, in seguito trasferito alla Vicaria e infine a Sastel Sant’Elmo. Giudicato sommariamente, fu con-dannato a morte, nonostante gli appelli alla clemenza di molti regnanti europei. Lo zar Paolo I scrisse a re Ferdinando: «Io ti ho mandato i miei battaglioni, tu non ammazzare il fiore della cultura europea; non ammazzare Mario Pagano, il più grande giurista dei nostri tempi». Ciò nondimeno, Pagano fu impiccato in Piazza Mercato il 29 ottobre 1799, assieme ad altri patrioti come Domenico Cirillo, Giorgio Pigliacelli e Ignazio Ciaia. Salendo al patibolo, così riferisce il Poerio, pronunciò queste parole:

“Due generazioni di vittime e di carnefici
si succederanno, ma l’Italia, o signori, si farà”