Il pensiero filosofico

Pagano è spesso ricordato come grande giuri-sta, ma non si dimentichi il suo pensiero filosofico! Il suo maestro, Antonio Genovesi, indusse in Pagano una profonda ammirazione per l’opera di Vico, e vide in lui un ideale successore per la cattedra di Etica, successione che avvenne proprio alla morte del suo Maestro. Pagano insegnò Filosofia Morale e Diritto Criminale all’Università di Napoli e nel 1799 alla proclamazione della Repubblica Napoletana redasse il progetto della costituzione repubblicana.

Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo (1511) Cappella Sistina, Città del Vaticano

Egli fu considerato un “avvocato filosofo” (data la sua conoscenza della cultura classiche e per le sue arringhe ricche di citazioni intellettuali) e un “avvocato dei poveri”: si batteva per i più bisognosi e i delinquenti, anche se questo ciò lo portò a essere sospettato di attività sovversive.

La sua opera principale furono i Saggi Politici, in cui Pagano esplicò le sue idee di  Stato e della sua organizzazione. Provò a conciliare l’eredità vichiana con quella di Rousseau e dell’illuminismo sensista e progressi-sta di Montesquieu, Turgot, Condorcet. Da un lato egli riconobbe la tendenza dell’uomo allo Stato di natura e alla libertà da questo conferita; dal l’altro fu consapevole che l’uomo necessita di una vita sociale e una condizione politica, cosa che lo differenzia dagli altri animali. Sono queste due forze a muovere la natura e incamminarla al progresso, ma le società politiche sono comunque destinate a decadere, con un ciclo paragonabile a quello vitale degli organismi viventi: gli stati si corrompono non per interventi esterni ma per interna dissoluzione, poiché il carattere autoritario e pressante delle leggi contraddice l’aspirazione alla libertà individuale. È perciò che con Pagano si può parlare di divenire storico: non un progresso continuo ma un faticoso passaggio da uno stato a un altro, rottura dopo rottura. Una società matura, per lui, deve basarsi sulla legge e abolire il privilegio. La legge deve tutelare l’uomo e la sua libertà civile, senza però mai trasformarsi in oppressione o imporre la sua autorità con le armi: porterebbe alla distruzione dello Stato. Occorre che la giustizia intervenga nel momento in cui la legge viene violata e la pena abbia carattere dissuasivo, di monito affinché nessuno ripeta l’errore compiuto dal condannato. Per questo Pagano, ispirandosi anche a Filangieri sottolinea la necessità di una costituzione liberale, tenendosi però a distanza da taluni aspetti del riformismo illuminato. Giurista e filosofo, Pagano scrisse anche tragedie di intento pedagogico: secondo lui, infatti il teatro non deve solo dilettare bensì anche insegnare.