Contesto Storico

Per introdurre il periodo in cui vive Francesco Mario Pagano, si potrebbe iniziare dalla rivoluzione francese e il periodo napoleonico, per poi concentrarsi sugli eventi che travolsero la Napoli di quel tempo. Verso la fine del XVIII secolo, infatti, accadde in Napoli un fatto eccezionale: la proclamazione della Repubblica, basata su principi di giustizia e di fratellanza, ideale che non era nato all'improvviso e fu poi soffocato nel sangue dei patrioti. Si trattò di una delle più belle e interessanti pagine della storia Italiana, purtroppo poco nota, ma non per questo meno importante e significativa. Ciò che partì dalla nascita e diffusione in Europa (e in Italia) delle nuove idee della Ragione e dell'Illuminismo si concluderà poi col martirio dei condannati a morte.

I fatti che portarono alla proclamazione della Repubblica napoletana, il 22 gennaio 1799, si iscrivono nel contesto della campagna napoleonica in Italia e dell’entusiasmo che essa generò negli ambienti democratici della penisola, portando alle repubbliche giacobine che si costituirono nel 1797-1799 nell’Italia centrosettentrionale e a Roma. All’origine degli eventi napoletani è l’occupazione francese di Roma (1798), cui reagirono i Borbone: la corte di Napoli stipulò nel 1798 un’alleanza con l’Austria e il generale von Mack, chiamato da Ferdinando IV, varcò con le truppe borboniche il confine del regno il 23 novembre 1798; già il 27 era nell’Urbe, dove due giorni più tardi arrivò il re di Napoli; ma a metà di dicembre erano di nuovo padroni di Roma. Il rovescio militare seminò il panico tra i Borbone e il 21 dicembre il re fuggì dalla città a bordo di una nave inglese, diretto in Sicilia. A Napoli rimasero un esercito sconfitto e un vicario del re di scarse capacità, il principe Francesco Pignatelli. Fin dai primi anni Novanta erano attivi in città circoli democratici d’ispirazione giacobina e rivoluzionaria; d’intesa con questi elementi il generale francese Championnet preparò il colpo di mano per impadronirsi di Castel Sant’Elmo e facilitare così l’ingresso delle sue truppe in città. Alla notizia della tregua stipulata dal vicario con i francesi, le bande che dopo la fuga del re controllavano di fatto la città insorsero giurando morte ai giacobini. Championnet non si fece intimidire e dagli spalti di Castel Sant’Elmo cannoneggiò la città, uccidendo oltre tremila napoletani. Preso il controllo della città, il 24/1 i francesi riconobbero la Repubblica e ne accettarono il governo provvisorio. A capo della giunta rivoluzionaria era l’eccellenza dell’intellighenzia meridionale: la Costituzione fu elaborata da Pagano. La Repubblica ebbe ebbe però vita breve, tra difficoltà finanziarie e focolai insurrezionali come quello organizzato in Calabria dal cardinale Fabrizio Ruffo, a capo dell’armata popolare detta della Santa Fede. Gli inglesi, da parte loro, occuparono l’isola di Procida. In aprile, il peggiora-mento della situazione militare nel nord, per l’offensiva austro-russa, costrinse i francesi a disimpegnarsi dalle regioni meridionali. I patrioti rimasero soli a fronteggiare le forze nemiche e il 13/6 i sanfedisti presero la città, ponendo fine alla Repubblica. La repressione, durissima, vide tra le vittime Eleonora Pimentel Fonseca.