SAN DOMENICO MAGGIORE

La chiesa, in stile gotico, fu fondata nel 1283 per volere di Carlo II d’Angiò. Il re ne finanziò la costruzione per poi affidarla ai Frati Domenicani, che dal 1231 risiedono nel convento dove visse San Tommaso d’Aquino. Il complesso monumentale (dichiarato Patrimonio dell’Umanità Unesco) si trova nel Centro storico di Napoli tra il Decumano inferiore e quello maggiore. Fin dal Rinascimento ha rappresentato un elemento importante per la storia di Napoli anche a seguito della scelta dei sovrani aragonesi di servirsi della chiesa di San Domenico come sede delle sepolture di famiglia; tuttora è possibile ammirarne le cosiddette Arche aragonesi.

Quarantacinque feretri della famiglia infatti si trovano nella Cappella Brancaccio, affrescata da Pietro Cavallini. Nella cappella del crocifisso, se-condo la leggenda, San Tommaso d’Aquino parlò
con Cristo. All’interno, la chiesa si presenta con una pianta a croce e tre navate; la distribuzione originale degli spazi è però stata sconvolta dal restauro ottocentesco di Federico Travaglini, che rivisitò le decorazioni in gusto neogotico. Alla trasformazione delle coperture seguì un eccessivo uso di stucchi che alterarono irreparabilmente le decorazioni originali della chiesa. Numerose sono le opere d’arte rinvenute a San Domenico: l’altare maggiore opera di Fanzago e risalente al 1600, importanti affreschi e dipinti di Francesco Solimena e Andrea Vaccaro, la Ma-donna del Pesce di Raffaello, la Madonna col Bambino e San Tommaso D’Aquino di Luca Giordano (poi rubata). Da questa chiesa provengono inoltre due la Flagellazione di Caravaggio e l'Annunciazione di Tiziano (oggi esposti al museo di Capodimonte) e una copia del Salvator Mundi di Leon

ardo. Nel corso dei secoli la basilica ospitò eminenti intellettuali influenzando sensibilmente le loro dottrine: tra questi il già citato San Tommaso e ovviamente Giordano Bruno. Questi entrò nel convento domenicano di San Domenico Maggiore a Napoli il 16 giugno 1566. Fin da subito si guadagnò l’ostilità dei confratelli mostrandosi riottoso ad accettare le regole e anzi sostenitore di idee rivoluzionarie: pare che avesse

fatto staccare dalle pareti della propria stanza tutte le immagini dei Santi, lasciando solo il crocifisso. In convento seguì corsi di retorica, dialettica, metafisica e filosofia naturale; si dedicò inoltre con attenzione alla lettura, godendo della ricchezza della biblioteca annessa a San Domenico Maggiore, piena di testi di Aristotele,San Tommaso, Raimondo Lullo, Erasmo da Rotterdam. Fu in questo ambiente così fervido culturalmente che Bruno trascorse la propria gioventù e si dedicò a porre le basi per la propria filosofia.