Il pensiero filosofico

Alla base della filosofia di Bruno è un profondo amore per la vita, così intenso da rendergli insopportabile il chiostro, da lui paragonato a una prigione oscura e angusta. E proprio l’amore per la vita, intesa nel senso mondano del termine, a creare in Bruno un profondo interesse per la natura considerata tutta viva, animata e alla base di una filosofia di tipo panteistico.

Da qui la predilezione per la magia (che rende capaci di dominare le forze) e per la mnemotecnica, di cui fu abile maestro. Pur essendo di fatto un monaco, rifiutò la validità inconfutabile della religione, al contrario considerata un insieme di superstizioni che fanno credere che “la legge naturale è una ribalderia; che la filosofia e la magia sono pazzie; che l’ignoranza è la più bella scienza del mondo”.

Accettò la validità unicamente di quella che definì religione dei teologi, basata su una sapienza originaria accresciuta e chiarita da maghi, filosofi e teologi del mondo orientale e classico. Bruno concepisce Dio come causa e insieme principio dell’essere: causa in quanto energia produttrice del cosmo (mens super omnia), e principio in quanto elemento costitutivo delle cose (mens insita omnibus).

La natura colta nella sua infinità rappresenta lo scopo ultimo della filosofia bruniana. Il filosofo è l’assetato di infinito che, andando al di là di ogni limite, con uno sforzo eroico si unisce al processo cosmico. Come l’“amore” per Platone, questo “eroico furore”, innalza l’uomo e lo rende infine un tutt’uno con la natura.