Contesto storico

Giordano Bruno visse in un periodo che, almeno per l’Italia, può essere considerato la parabola discendente del Rinascimento, così definito in riferimento alla “rinascita” di quegli antichi valori che il Medio Evo aveva condannato all’oblio. Caratterizzato da grande vivacità artistica e culturale, nonché da numerosi cambiamenti in tutta la società, il Rinascimento aveva tra l’altro condotto alla riscoperta dei classici greci e latini, e a un concetto di bellezza inteso come equilibrio spirituale e ordine intellettuale, alla ricerca della misura e di uno stile che si rifacesse alle paradigmatiche opere degli autori antichi. Si giunse in-oltre al maturare di tutti gli elementi già tipici dell’Umanesimo, da molti considerato la prima fase del Rinascimento stesso. L’uomo fu posto al centro dell’attenzione, in opposizione al teocentrismo medievale e la ricerca di ordine, nata in contrasto con il caos dell’età oscura, si sublimò anche dal punto di vista religioso. Concilio di Trento e controriforma ridisegnarono i confini d’azione della Chiesa e risposero alla nascita di correnti “eretiche” nate in opposizione alla corruzione degli ecclesiastici (si pensi a Lutero e alla riforma protestante). Tutti questi elementi entrarono in forte crisi nel corso del 1500, in quel manierismo che anticipò le nuove espressioni della sensibilità secentesca e barocca, e prese le mosse dall’Anticlassicismo, che trovava i suoi punti di forza nello stile comico e nella parodia. Non mancarono tuttavia esponenti di spicco a rendere comunque fiorente un’età in apparenza soltanto di crisi: Niccolò Copernico, basandosi degli studi di astronomi greci, arrivò a teorizzare la teoria eliocentrica confutando l’ipse dixit aristotelico. Tale era però ancora l’influenza della chiesa sulla mentalità dell’epoca, specie quella popolare che la teoria copernicana fu ritenuta pura speculazione matematica e quanti nei secoli cercarono di riprenderla furono costretti ad piegare il capo. Avere idee che si opponessero ai principi ecclesiastici era pericoloso, come dimostrano la a condanna a morte di Giordano Bruno o l’abiura di Galileo Galilei solo qualche decennio più tardi.