Camp' Finction

STAGIONE 1: SINOSSI

Durante i sui studi presso i domenicani, il giovane Tom Campanella viene a conoscenza della vera natura dell’ordine. Sconvolto dalla notizia, va a confidarsi con il suo maestro, padre Gustavo, il quale per proteggere il segreto decide di ucciderlo con un incantesimo. Il sortilegio tuttavia fallisce, e anzi Tom si riprende dotato ora di poteri speciali. Ogni qual volta ha un momento di pazzia, inoltre, Tom anela a creare il mondo visto nella luce di Dio e decide di farlo in un’opera, la città del Sole, che possa istruire gli uomini al bene. Ma non sarà facile come avrebbe creduto.

EPISODIO PILOTA

Tom stava uscendo dalla mensa dell’istituto: camminava per il lungo corridoio di pietra e si sentiva il rimbombare dei passi in quel silenzio. Superò l’immenso atrio, mentre ripeteva ossessivamente la lezione di filosofia. Indossava il classico abito dei domenicani, e quasi il saio gli impediva il passaggio, soprattutto sulle scale. Alle prese con Aristotele, uno dei filosofi più ardui e più difficili da ricordare, era talmente occupato a ripetere che si ritrovo nella zona riservata ai religiosi più anziani. Perso in quel dedalo di corridoi si ritrovò vicino alla stanza dei frati maggiori e se ne spaventò: era risaputo che questi ultimi non gradissero le visite inaspettate. Proprio mentre svicolava davanti a una porta socchiusa, si trovò a cogliere uno strano dialogo

“Sei certo che potrebbe funzionare?”

“Abbiamo tutto, perché non dovrebbe?”

“Sai cosa è successo a Tullio.”

“Era un idiota, noi staremo attenti.”

“Io sono preoccupato la magia nera è pericolosa.”

“Credi che non lo sappia? Comunque non alzare la voce sai che anche i muri hanno le orecchie qui.”.

“Hai portato la ragazza?”

“L’ho portata; ma è sempre più dura di questi tempi trovarle “pure” con tutti quei soldati spagnoli in giro.”

Risero.

“Brandisco il pugnale. Ci vediamo a mezza notte nei sotterranei.” “Va bene, fratello a presto.”

Al sentire suo malgrado quei discorsi terrificanti, Tom letteralmente sobbalzò all’indietro. Ebbe solo un attimo di smarrimento prima di decidersi di fuggire e andare dal suo maestro e più caro amico, padre Gustavo. Giunto alla por-ta di questi bussò con tale veemenza da quasi sfondarla. Insonnolito, il frate lo prese a male parole, o almeno così gli parve di capire tra i versi che il confratello emetteva.

“Cosa accidenti vuoi, Tom? È già mattino?”

“Sono le tre del pomeriggio…”

“Ah….prego entra”

“ Va bene… ho un problema serio.”

“Non crederai di nuovo credi che Gesù ti abbia rubato i sandali, vero? È stato padre Fernando te l’ho già detto… Quello ha un problema.”

“No, ma che sandali… I frati maggiori… il rito… la vergine… il pugnale… il tetto”

“I frati maggiori hanno fatto un rito per costringere una vergine a pugnalare il nostro tetto?!”

“No… hanno deciso di fare uno strano rito stanotte sul tetto, ammazzando una vergine con un pugnale.”

“Ah….”

“Come ah? Solo ah?”

“In nome di Dio, Tom… Hai bevuto?”

“No, almeno non più del solito.”

“Allora sei fuori di testa…..Su, siediti ti preparo una cosa.”

Gustavo si voltò, prese una tazza e versò del the da una brocca che borbottava sul fuoco; poi Tom lo vide andare verso la credenza e prendere un sacchettino. “è solo zucchero” rispose padre Gustavo a una domanda che Tom non gli aveva fatto, il che aumentò l’aria sospetta del fra-te. Ciò nonostante, fidandosi del suo mentore, Tom vuotò la coppa tutta di un fiato: dieci secondi netti dopo, era riverso sul pavimento, boccheggiante. Quando poco dopo si risvegliò nella sua cella, ricordava solo brevi flash-back dell’accaduto: in uno do questi, veniva trascinato per il corridoio per un piede. Un improvvisò conato di vomito lo riportò alla realtà, e alla lucidità sufficiente a capire che in quella brutta storia era coinvolto anche padre Gustavo. Non aveva alleati e non poteva fidarsi di nessuno: decise di agire da solo. Si alzò per lavarsi il viso, e passando gettò un occhio alla scrivania, sulla quale un libriccino era aperto metà di un brano sull’ingiustizia. Si fermò a leggere, rapi-to: mai aveva notato che quelle parole fossero così belle…

“Tom... Ehi, Tom alzati… Dio del cielo..”

“Cosa?^ Ma che…?!”

“Sia lodato l’Altissimo, è vivo…”

“Certo che sono vivo, perché non dovrei esserlo?”

“Ti ho trovato svenuto con la bava alla bocca, la stanza a pezzi e tutto sotto sopra.”

“Ah Sapessi invece cosa ho visto io.. Visioni celestiali…”

“Ti prego, non anche tu! Dimmi che non ti sei drogato… Che hai preso, oppiacei? Funghi? Hai leccato un rospo?!”

“…Ho visto visione una città magnifica e sfavillante, illuminata da una luce divina, in cui tutti gli uomini vivevano insieme in armonia, senza distinzioni. Era fantastico, giurerei di aver visto Platone fluttuare allegro con le sue idee.”

“Ecco, sei sotto stupefacenti lo sapevo… cos’è, LSD?”

“No, no macché… Devo scrivere.. Devo dirlo a tutti”

Scosse con violenza il frate che lo aveva trovato, come in preda a un raptus, per poi alzarsi di scatto dal pavimento, infilare la porta e schizzare verso la biblioteca. A metà corridoio si trovò davanti padre Gustavo, e lo vide indie-treggiare con un espressione di panico totale

”Un fa… un fa.. un fantasmaaaaa” lo sentì gridare mentre fuggiva a perdifiato. E solo allora Tom comprese che quel-lo era l’inizio di un gran bel problema…

 (...segue ma non ora)